La via dei tormenti: una serie profondamente russa su Netflix

Su Netflix da qualche tempo è disponibile una serie russa, La via dei tormenti (Хождение по мукам), tratta dall’omonimo romanzo di Aleksey Tolstoj (attenzione, non quel Tolstoj, non Lev! Si tratta di un altro Tolstoj più recente, che vinse il Premio Stalin proprio con questa trilogia di romanzi), di cui consiglio la visione. Ambientato a San Pietroburgo (e non solo) durante la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione d’Ottobre, si tratta di uno sceneggiato russo fino al midollo, in cui è possibile respirare lo spirito e la mentalità dell’epoca (per certi versi, ancora presente). La cosa interessante è che si tratta di una delle poche serie interamente di produzione russa disponibili sulla piattaforma, che tra l’altro viene trasmessa solo in lingua originale, in russo (ovviamente si possono impostare i sottotitoli), il che permette a chi conosce questa lingua di apprezzarla ancora di più.

Ne La via dei tormenti è tratteggiata la Russia in uno dei periodi più complessi e drammatici della sua storia: quello del crollo del regime zarista e della Rivoluzione d’Ottobre contestualmente alla Prima Guerra Mondiale. Innumerevoli saranno le vittime della guerra, non soltanto contro i tedeschi, ma anche della guerra civile, dove l’Armata Rossa combatte contro l’Armata Bianca, i russi si scontrano con i loro connazionali e vicini di casa, con i loro fratelli. I conflitti sono l’occasione perfetta in cui la disperazione porta gli esseri umani a dar sfogo alle peggiori bassezze, approfittando delle situazioni di emergenza per depredare villaggi, violentare donne, uccidere bambini e quant’altro.

Sullo sfondo della sanguinaria situazione politica, nel romanzo si avvicendano amori passionali e brevissimi, interrotti dalla guerra o dal fato; teorie e opinioni sull’imminente Rivoluzione; tragedie che si consumano per via della guerra, di morti improvvise; versi poetici recitati con trasporto, per far tremare il cuore delle giovani fanciulle; tormenti dell’animo e adulteri (perpetrati o sognati), vissuti in particolare dalle due sorelle protagoniste, ma anche dagli altri personaggi (il poeta Bessonov, disilluso e disperato, con cui forse l’autore voleva fare una caricatura di Aleksandr Bloch; la rivoluzionaria Liza e il suo amore non corrisposto; e via dicendo). Ed è in questo spirito che la serie si rivela peculiarmente russa: tutto è vissuto a tinte forti, nella sua immediatezza e in maniera estremamente drammatica. Tutto è conflittuale, tormentato, tutto avviene tramite надрыв (nadryv), una lacerazione interiore violenta. Gli amori nascono da un semplice sguardo, spesso neppure si consumano, ma divengono ossessioni o promesse fatali; così come nascono, però, possono spegnersi immediatamente, non senza delusioni. Mariti e mogli possono odiarsi e tradirsi, separarsi e litigare aspramente, ma in fondo sono totalmente dipendenti l’uno dall’altra e così sarà fino alla morte; il credo politico dei protagonisti maschili è tanto determinato da portarli a combattere al fronte rischiando la vita per esso. Nascono conflittualità interiori date dai rapporti personali che si contrappongono all’ideologia politica, e così ci si ritrova a combattere contro il proprio amico, cognato e via dicendo. Gli uomini devono onorare la loro posizione dimostrando valore in guerra, devono provvedere al mantenimento della famiglia. Gli aristocratici vengono privati delle loro case private, secondo l’ordinamento dei bolscevichi, perché diventino kommunalki (le famose case sovietiche condivise). Eppure, alla fine, è sempre il sentimento a trionfare sulle convinzioni politiche: l’amore, il desiderio di stabilità e famiglia. Solo chi ha la fortuna di trovare il vero amore può cogliere il senso della vita e realizzarsi pienamente: personaggi che al fianco di chi non amavano si rivelavano fedifraghi, infelici ed incostanti, di fronte alla purezza di quell’amore puro e tanto agognato divengono fedeli e pronti a morire.

La serie riesce a tenere sul vivo perché ha un ottimo equilibrio tra storia generale e storie particolari dei protagonisti, alle cui vicende ci si appassiona.

Soprattutto, La via dei tormenti è uno spaccato della mentalità russa dell’epoca, dal punto di vista dell’alta borghesia, e dell’umana difficoltà ad adattarsi ad un così drastico cambiamento socio-politico nel Paese. Ci sono i bianchi, fedeli all’ancient regime, che nella Rivoluzione non credono, e mai crederanno probabilmente, ma si rendono conto che non ci sono alternative: essere dissidenti significa rischiare la vita ogni giorno, mettere a repentaglio quella dei propri cari e perdere qualunque privilegio. E così l’adattamento al cambiamento, credo, non è soltanto il tema principale del romanzo, ma anche una metafora della vita, in cui gli accadimenti esterni alla volontà individuale e troppo grandi rispetto alle proprie possibilità non possono che essere accettati, qualora ci si renda conto che combatterli ostinatamente non porta che a danni ancora maggiori; in cui la grandezza e il limite umano consistono proprio nella capacità di adattarsi a ciò che non dipende da noi, senza viverlo necessariamente come una sconfitta.

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