AFORISMI

Ho sempre avuto una passione incondizionata per gli aforismi (e per i paradossi). Non c’è niente di più piacevole di queste piccole perle di saggezza e irriverenza, con il sottovalutato dono della sintesi. In un mondo di parole vane e prolisse, di cui io sono ahimè larga consumatrice, è bello farsi ammaliare dal fascino di poche parole dal suono squisito e dal significato vago eppur preciso, molteplice, con quella punta di provocazione, che stimolano alla riflessione, che rivelano nascondendo. In questa pagina, troverete aforismi che mi sono permessa di inventare (alcuni tratti dai romanzi che ho pubblicato), e citazioni tratte dai miei romanzi. Spero che almeno uno incontri il vostro gusto.

-I più grandi ingenui sono coloro che si prendono sul serio.

-Non c’è nulla di più sciocco che innamorarsi della coerenza.

-L’uomo sarebbe una creatura per lo più felice, se riuscisse a non oscillare tra il desiderio di altro e il timore del nulla.

-Si nasce idealisti e si muore borghesi.

-Che il Duomo sia pietra di pizzo, che la cattedrale di San Basilio volteggio di arcobaleno e latte. Forse solo per l’assonanza di simili parole con la bellezza, potremmo già pensare con gaudio al nostro epitaffio.

-Dio è tutto ciò che, nel mondo, non si può cambiare. Andargli contro non è una scelta, ma oserei dire un dovere.

-Il dono dell’ubiquità è sopravvalutato. Sarebbe, in realtà, un incubo averlo: come si potrebbe dar buca agli appuntamenti?

-Ci innamoriamo solo di ciò che ci ignora o ci implora. L’amore non è che testardaggine mascherata da superbia, o superbia mascherata da pietà.

-Se neppure il fondamento fisico dato da Einstein al relativismo ha stroncato l’ottuso tentativo di cercare e imporre l’assoluto, parlare di tolleranza e libertà d’espressione è del tutto privo di senso.

-E’facile essere Dio. Più difficile è essere uomo.

-La scoperta della verità è irrilevante e del tutto indipendente dalle nostre decisioni, ma sull’equivoco di considerarla fondamentale si basa il desiderio di conoscenza.

-Di tutte le menzogne di cui ci nutriamo, Dio e’la più stolta, l’uguaglianza la più’vigliacca, la libertà la più pericolosa.

-La gente non ha bisogno di Dio, ma di uno psicologo.

-Tutto ruota attorno ai buchi, a cosa vi entra, cosa vi esce, alla loro soddisfazione. Siamo nell’era dell’orifizio-centrismo.

-L’idea: un lampo di frammento roccioso che si sgretola nell’atmosfera, tra l’ordinaria miseria del vivere e del morire.

-Io ormai misuro il grado di intelligenza delle persone dalla quantità di post che mettono su Facebook. Più di 2 alla settimana denotano un QI che difficilmente può superare i 100.

-Sono persuasa che possano esistere forme di vita intelligente su altri pianeti. Quello su cui sono dubbiosa, e’ se si possa dire lo stesso del nostro.

-Uno dei miei più grandi rimorsi e’aver creduto d’essere un genio incompreso senza prima aver compreso cosa fosse un genio.

-Per amare occorre abbandonarsi all’ignoranza, all’ostinazione e all’oblio

-Come amici ho la Bestemmia, l’Epitaffio, il Cinismo, l’Eccesso, la Risata e l’Ozio. Amo ciò che è B.E.C.E.R.O.

-E’ cosa ben misera l’uomo, ma ancora più misera lo è l’uomo timorato di Dio.

-Ove la massa idolatra la banalità e la mediocrità, io grido: ignoratemi! Riservatemi indifferenza e anonimato, ignoratemi e continuate a farlo, vi prego, per l’eternità.

-Non rinuncerei alla decadenza in cambio dell’eternità, perché, eliminando la prima, la bellezza morirebbe con essa.

-Se la vita è una merda, un anelito di vita non può che essere un peto.

-Non mi ritengo del tutto eterosessuale. Ad esempio, mi scoperei!

-Il social network ha lo straordinario potere di rendere qualunque pensiero imbecille. E’ quel luogo dove persino se pubblichi una frase di Proust, Eco o Einstein suona inevitabilmente come un’emerita minchiata detta da un fashion blogger.

-C’è una grossolana ipocrisia nel lordarsi la bocca della parola uguaglianza. Giacché non esiste essere umano che, in cuor suo ed essendo nella condizione di fare questo discorso, sia lieto del bieco livellamento dei suoi simili, del fatto che tutti abbiano gli stessi diritti.

-Il disprezzo verso il prossimo è l’autoritratto della propria miseria.

-Ormai da anni si è estinto il tempo del dialogo, dell’orazione, della lezione e dell’argomentazione. Siamo nell’era del trionfo, vacuo e martellante, della pura opinione.

-Il silenzio non è solo una forma di rispetto, ma di saggezza. Chi tace, con un po’ di fortuna, può persino esser preso per intelligente.

-Lo sport: vana e imbarazzante lotta contro la forza di gravità.

-La fedeltà imposta dalla monogamia dovrebbe essere riconosciuta come crimine contro l’umanità.

-Facebook, il gargarismo della misantropia. L’idioma dell’idiota.

CITAZIONI dai romanzi pubblicati di Valentina

“Come mi conosci bene! Eppure non sono ateo quanto pensi. Ho anch’io un Dio, spietato come tutti gli altri: il Caso, l’unico possibile. Mi fa schifo esser governato da qualcosa che non ha un’anima, ma mi farebbe ancor più orrore esser governato da qualcuno che ce l’ha, perché l’uomo ha l’anima marcia, e io non ho padroni.”

schermata-2016-11-19-alle-17-56-53“Quel genere di serenità non è la quiete delle pecore al pascolo; è più simile ad un riso estatico che ad un semplice sorriso, ad un vortice ebbro di coribanti confusi dal vino che al crepitio di un ruscello; è una contentezza di vivere innocente e semplice, senza pretese né domande, senza intelletto né pensiero; non chiede nulla al mondo, e non si fa in tempo a prenderne coscienza, ci si limita a riceverla, come schiuma fresca sul viso; in quel momento il cervello si ferma, i sensi sono elastici, e una gioia stupida riempie l’anima di fresco nulla”.

(Polvere nel ventricolo destro, Edizioni Ensemble, 2013)

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“Il resto dei lineamenti era delicato e sfumato come l’impalpabilità di quella pelle luminescente, ma se ne poteva distintamente scorgere il rossore all’altezza degli zigomi e la piccola e carnosa bocca, che restava chiusa, con i lembi verso il basso. I capelli biondi, raccolti, le s’increspavano sul viso come pennellate di granturco. Nel complesso, quella creatura meravigliosa sembrava esser velata d’una tristezza calma, rassegnata e delicata come quella di una statua; l’espressione era lievemente malinconica, come se quell’innocenza, quella leggera inquietudine, fossero parte inscindibile di lei, e non si potesse lavarle via assieme al trucco.”

“…Chiudeva gli occhi e rivedeva lo spettacolo sublime della donna di cui si era innamorato, la più bella che avesse mai visto; di una donna opulenta e morbida, rotonda come la terra, ampia come la via lattea, curva e gentile come una valle di polvere di luna, placida e pingue come la gioia di vivere, la tranquillità di un sogno che non si ricorda al mattino; una donna che sedeva su una panchina di un parco, in tutta la sua regale imponenza, tenendo le curve altrettanto flessuose del suo violoncello tra le cosce, ricche d’anfratti e pieghe come il pane appena impastato, e con le dita lunghe dalle nocche a fossette come i bebè, toccava le corde dello strumento e dell’anima. Pensava a quella visione solenne, agli occhi di lei socchiusi eSchermata 2016-07-30 alle 23.57.42d impegnati, sognanti ed estatici, al braccio di lei che oscillava con l’arco tra le dita; a come la donna stessa diventasse un tutt’uno con quel violoncello, le sue curve diventassero quelle dello strumento, e viceversa, e si fondesse alla sua musica, suonando melodie ch’egli poteva soltanto immaginare a suo piacimento, che poteva sognare e leggere negli occhi di lei, indovinare dall’espressione del suo volto pieno; le cui note sentiva ingarbugliarsi, mute, nei movimenti delle sue mani, rotolare tra le linee infinite della sua soffice carne di nuvola”.

“Il circo dell’impossibile”, 2015

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“La piazza Rossa è qualcosa che lascia completamente senza fiato, ma è anche qualcosa che non si può vedere immediatamente. Non è una visione che riempie l’anima di colpo, che si palesa in un istante; al contrario, è una bellezza che va goduta per gradi. Si cammina lungo una via molto larga, si accede ad un piazzale e c’è un’alta costruzione color mattone, una fortezza parata davanti a Lei, che la nasconde. Il castello, però, ha delle porticine, tagliate ad arco. Attraverso una di queste, avviene un prodigio ottico, sapientemente studiato dagli architetti, per cui è possibile sbirciarvi dentro e, in una posizione precisa, vedervi all’interno la famosa cattedrale di San Basilio, come un’icona illuminata in una nicchia. La si scorge d’un tratto, piccola e colorata, con un’accezione fiabesca. Entrando per quella porticina, si resta attoniti dalla grandezza della piazza. Eppure nelle descrizioni ce la si figurava ancor più immensa, ce la si aspettava più maestosa, e può quasi accadere che in un primo tempo se ne rimanga delusi. Ma camminando, attraversandola tutta, essa si fa seschermata-2016-11-19-alle-17-52-51mpre più estesa, larga, oblunga, pare interminabile, sembra di essere inghiottiti in un sogno, perchè il pavimento è curvo, e distorce il senso della prospettiva richiamando l’infinito. E la cattedrale stessa diviene sempre più grande, e da ninnolo tascabile si trasforma, quando ci si trova sotto di lei, in una trionfante espressione della ricchezza e della maestosità dell’impero degli zar, e del credo russo, e guardandone la rappresentazione si intuisce che il dio dei russi è orientale e occidentale insieme, non è solo il Cristo, è un dio ibrido; è un viandante bizzarro che si incontra lungo la Via della Seta, è decadenza e sfarzo, spiritualità assoluta, perchè solo laddove ve n’era così tanta, ci si è potuti scagliare contro di lei con la stessa potenza, tramite il comunismo.”

“P.U.B.- Parole in un boccale”, 2015

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“Non soltanto l’infinitamente grande è meraviglioso, anche l’infinitamente piccolo ha qualcosa di straziante. La scrupolosità con cui è stato dipinto ogni più piccolo intreccio e ornamento della porta mostra la dignità del lavoro. In fondo non esiste altro, nell’esistenza, che l’affaccendarsi insensato di minuscole formiche, il loro brulicare, tessere, inventare trame che di colpo s’interrompono, senza senso né destinazione, non credi?”

“…e allora, quando lo sdegno o la rabbia la pervadeva tutta, il suo volto fine si imbronciava, le porte degli occhi e della bocca chiudevano i battenti, e pareva che ogni cosa che toccava
o fissava si sarebbe riempita di crepe e di uggia umida, ubriaca della sua tristezza”.

Schermata 2016-10-26 alle 18.57.12“Il progetto Koncelum”, 2016

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