L’amore non ricambiato da Platone a Gorkij: si può guarire dall’illusione?

Si può passare la propria vita ad amare senza esser ricambiati? Si può guarire da un’ossessione d’amore? Quello dell’amore non corrisposto è un topos letterario struggente. Gli amori impossibili sono ossessioni logoranti che talvolta conducono alla pazzia e all’annullamento totale. Tra tutti, il più funesto è proprio quello a senso unico.

Scriveva Maksim Gorkij: “di tutte le beffe che la sorte serba all’uomo, non ce n’è una più tremenda d’un amore non corrisposto“. Questo tipo di amore è statico, è uno straziante struggimento privato che potrebbe durare in eterno, perché non verrà mai cessato dall’appagamento. In questo senso, insinuerei che c’è qualcosa di peccaminoso e demoniaco negli amanti non corrisposti: sono costretti dalla loro stessa brama a vivere in un Inferno terreno, in cui la loro sofferenza è costante. Sono dei morti viventi, che perseverano nell’autodistruzione, fino alle sue estreme conseguenze.

Paolo e Francesca, Amos Cassioli

“Paolo e Francesca” di Amos Cassioli

Guardando all’Inferno dantesco, al contrario, i peccatori non sono coloro che amano infelicemente, ma coloro che cedono alle lusinghe dell’amore commettendo adulterio, come nel caso di Paolo e Francesca. Sembra che per Dante sia quasi peggio concretizzare un amore impossibile, perché in esso c’è qualcosa di infernale in nuce. Con il celeberrimo verso “amor, ch’a nullo amato amar perdona“, s’intende che nessuno che sia amato può impedirsi di amare a sua volta. Le lusinghe di un corteggiatore spesso riempiono talmente di sicurezza e gioia l’amato, che divengono irresistibili. Senza contare che chi ama sprigiona un sentimento così forte da contagiare l’oggetto del suo desiderio. Ma è davvero così? Gorkij, nel suo bellissimo “Racconto di un amore non corrisposto“(1923), la pensa diversamente: si può resistere eccome ad un amore altrui, come accade alla bella attrice di teatro Larisa Antonovna, contesa da due fratelli molto legati fra loro. Il più giovane ed intellettuale dei due, Kolya, finirà per spararsi un colpo al petto, dilaniato dalla sofferenza di non esser ricambiato, mentre il fratello maggiore Petr (nonché narratore della storia) diverrà il lacchè dell’attrice, con la quale vivrà, che aiuterà economicamente e seguirà ovunque nelle sue tournée.

Del racconto colpisce lo strazio persecutorio innescato da Larisa, che non prova alcun sentimento per i suoi amanti, e si definisce una “belva”, che rovina le loro vite. Eppure, ad assolversi è lei stessa, che ripete “non posso fare altrimenti. Non amo”. Nell’assenza di un sentimento non c’è colpa. Attrice dal successo controverso, a Larisa, che ogni volta mente sul palcoscenico, affascinando gli spettatori con la sua avvenenza, per cui “sembra nuda anche da vestita”, non è tuttavia riuscito di mentire nella vita reale. Lascia senza parole lo stoicismo con cui il narratore Petr decide di perseverare nel suo sentimento e starle accanto per lunghi anni, sino a vederla morire in ritiro in una casa al mare, sfiorendo d’un sol colpo come i fiori che reggeva in mano, e che lui in seguito conserverà gelosamente (cercando invano di ridar loro la freschezza perduta).

amore non corrisposto- Georges antoine Rochegrosse

“Amore non corrisposto” di Georges Antoine Rochegrosse

Sembra dunque che sia possibile amare qualcuno sino alla morte (o dell’amato, o dell’amante), e che non sia soltanto l’amante infelice ad uscirne logorato, riducendosi ad uno schiavo dell’oggetto d’amore, ma anche l’amato. Larisa è una donna volubile ed incapace di legarsi a qualcuno, alla quale sono state destinate solo frivole liaisons e che, a sua volta, si è invaghita di uomini che non la ricambiavano. In tal modo ha consumato la sua vita nell’infelicità e nel disperato e non appagante tentativo di emergere, quanto meno, sul piano della carriera. La vita senza amore è arida, ca va sans dir, ma lo è anche quella in cui l’amore si tramuta in un martirio, in un’illusione. “Lev Tolstoj dice che il pensiero dell’eternità è una malattia della mente; io dico che l’amore è una malattia dell’immaginazione“- constata con amarezza Gorkij attraverso il personaggio di Petr. E ancora: “L’essere umano non vive di pensieri, ma di desideri senza senso“.

L’insensatezza, inutilità dell’amore senza speranza è descritta da Platone in maniera tanto sapiente e perfetta da far sgorgare le lacrime. Sto parlando dell’elogio di Socrate da parte di Acibiade ne “Il simposio“, a mio avviso uno dei testi più belli che siano mai stati scritti. Di Socrate il bel giovane, totalmente innamorato, dice: “… di lui solo provo vergogna … ma, appena mi allontano da lui, sono vinto dall’ambizione di onori pubblici. Lo tradisco come schiavo fuggitivo e lo abbandono, e quando lo vedo, mi assale vergogna per le cose che mi ha fatto riconoscere. E spesso sarei felice se non fosse piú tra i vivi! Ma so bene che se ciò avvenisse, ne sarei piú angosciato, cosí che non so proprio cosa farmene, di quest’uomo.” Alcibiade è ostinato e non capisce che nello scambio tra bellezza (la sua bellezza fisica e quella mentale del più anziano Socrate) sarebbe lui a perderci, come bonariamente il saggio gli fa notare. Ma è esattamente questo, che accade quando il proprio sentimento è sordo e invischiato, stagnante e senza via d’uscita: che non si sa che farne, della persona amata, ma non si riesce a cacciarla via dalla propria vita.

Esiste una cura, una via d’uscita all’ossessione, che non sia la morte? Esiste, ed è il tempo. E’ la possibilità di incontrare un’altra persona da amare. Solo in quel caso si può sperare di uscirne fuori, e di poter limitarsi a cantare, un giorno, del proprio trascorso amore. Che, visto anni dopo, non è che un ricordo lontano eppure incancellabile. Un ricordo tiepido che ha sepolto ogni rancore e fervore. Ciò che resta, dunque, è la potenza di ciò che è stato, la purezza di quel sentimento tanto forte da augurare alla persona che ci respingeva, senza più gelosia, che possa trovarlo nuovamente in qualcun altro. Come scrisse Aleksandr Pushkin:

Я вас любил: любовь еще, быть может,
В душе моей угасла не совсем;
Но пусть она вас больше не тревожит;
Я не хочу печалить вас ничем.
Я вас любил безмолвно, безнадежно,
То робостью, то ревностью томим;
Я вас любил так искренно, так нежно,
Как дай вам бог любимой быть другим.

Io vi ho amata: e ancora, forse, l’amore
Nell’anima non ho spento del tutto;
Ma che esso non sia per voi tormento;
Non voglio che alcunché vi dia tristezza.
Io vi ho amata in silenzio, senza speranza,
Soffrendo di timidezza, di gelosia;
io vi ho amata davvero, e così teneramente
Come Dio vi conceda d’essere amata da un altro.

Mi permetto un altro azzardo, un aforisma di mia invenzione: il più grande amore non ricambiato è quello per Dio.

E voi, cosa ne pensate?

Klimt

Le lacrime di Freyia- Gustav Klimt

 

2 thoughts on “L’amore non ricambiato da Platone a Gorkij: si può guarire dall’illusione?

  1. Penso che chi abbia provato questo sentimento di amore non corrisposto così come forse ancora lo sto provando io, sia sfortunato.
    Mille i motivi interiori e mille le verità che restano celate dall’illusione e dalla speranza in questa sorta di malattia a cavallo tra la dipendenza affettiva e la fragile incapacità di difendersi con un naturale innesco di un processo mentale propio di allontanamento dall’amato che non corrisponde il sentimento.
    Nell’assurdità del tutto, l’intensità dell’amore, della donazione di se stessi e della fedeltà indelebile di per se raggiunge una purezza e una forza inimmaginabile.
    Non ho studiato filosofia e neanche psicologia, anche se le mie ricerche sull’argomento sono state tante e la condivisione del mio devastante problema in un gruppo di mutuo aiuto mi ha portato a teorizzare alquanto molti meccanismi della mente perversi, causa di dolore e annientamento.
    Per me le conseguenze sono state anche fisiche in quanto, vi sembrerà un’esagerazione, ma le costole verso lo sterno hanno cambiato la loro forma, come a “sprofondare” verso il cuore.
    Quello che a questo punto della mia lenta presa di coscienza, nel mio specifico di single quarantaquattrenne non padre, mi echeggia in mente é che questo amore sia paragonabile a quello che una mamma apprensiva e fragile, che non vive nella fiducia di se stessa, possa provare per il propio figlio. Secondo voi può essere così paragonato?

    • Penso che il paragone con il rapporto madre apprensiva-figlio sia possibile, ma sia più azzeccato quello con Dio che ho inserito nell’articolo. La differenza però è che solitamente l’amore di una madre per un figlio è, anche se a volte solo in minima parte, ricambiato. E’un’unione imprescindibile, viscerale, ancestrale direi, indissolubile che legherà per l’eternità queste due figure. Nel caso dell’amore impossibile, il legame non è antico, originario, ma è casuale, costruito nel corso della vita, un’ossessione piuttosto che ha poco a che fare con il rapporto materno. Lo vedo collegato piuttosto ad un desiderio prometeico di sfida verso l’impossibile, eretico, se vogliamo. Al riguardo ho scritto un romanzo che credo potrebbe apprezzare, si intitola “Il circo dell’impossibile” e parla proprio della sfida e tensione umana verso l’impossibile. Lo può trovare a questo link, qualora fosse interessato: https://www.amazon.it/Il-circo-dellimpossibile-Valentina-Moretti-ebook/dp/B019HQNJTG/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1484832047&sr=8-1&keywords=il+circo+dell%27impossibile

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