Eva e la sua passione per la Russia

Eva Gatti, 24 anni, di Milano, studentessa di lingue e letterature straniere (russo e francese), ci racconta la sua esperienza di studio e passione per il russo
  • Perché hai scelto di studiare il russo? Com’è nato il tuo interesse per la Russia?
“Il mio amore per la Russia non è stato un colpo di fulmine, una passione istantanea. Anzi, è stato uno di quegli amori che iniziano in sordina e si cuociono a fuoco lento. Da bambina avevo un libro di fiabe russe illustrate da Bilibin, Finis Belfalco, poi qualcuno, una mia prozia credo, mi aveva regalato una matrioska e mi divertivo a smontarla e rimontarla, affascinata da quell’incastro di bamboline tondeggianti. Uno dei miei cartoni preferiti era Anastasia, personaggio che ho sempre trovato interessante per via dei misteri e dell’atmosfera magica di inizio 1900, tra l’altro ho scoperto in seguito di compiere gli anni il suo stesso giorno, come Paul McCartney del resto, e questo me l’ha resa ancora più simpatica. Negli anni ricordo piccole tracce di Russia che spuntavano nella mia vita, discrete, a cui non ho mai prestato tanta attenzione. Documentari sui Romanov, film come il Dottor Zivago in televisione, i racconti di mio nonno che da giovane era stato a Mosca (e che in seguito aveva ricevuto lettere da una misteriosa russa), canzoni popolari sentite per caso. Eppure la Russia aveva qualcosa che mi spaventava, dietro il suo innegabile fascino, qualcosa nell’oscurità di quella lingua che mi repelleva invece di attrarmi. Il mio primo amore per una lingua e una cultura è stato sicuramente l’inglese, avevo divorato tutti i libri di Roald Dahl per poi passare ai classici e sognavo un giorno di vivere in un villaggio di campagna in Scozia o in Irlanda. Ho avuto poi altri amori linguistici in seguito, la Germania, la Francia, ma sono sempre stata abbastanza monogama a riguardo. Poi, ironia della sorte, la Russia si è riproposta prepotentemente nella mia vita proprio quando vivevo in un villaggio in Donegal (Irlanda), dove lavoravo in un Bed & Breakfast. La mia giornata si svolgeva principalmente tra letture e camminate solitarie nei campi. Decisi di approfittare di quel mese di distacco dal mondo per affrontare quei mattoni che mi erano sempre sembrati così minacciosi: Anna Karenina e, soprattutto, i Fratelli Karamazov. E qui mi è scattata la scintilla. Non avevo mai letto un libro così, un libro così in grado di penetrarmi nell’anima e di farmi sentire come se anche io fossi lì, al tavolo con Ivan e Alëša, oppure nella stanza con Mitja e Katerina, quando lui si inchina e le dà i 200 rubli, impietrito davanti alla sua bellezza e alla sua dignità. Nello stesso periodo lessi anche la biografia della nonna di una mia conoscente, un’emigrata russa in Italia e una raccolta di racconti della maturità di Cekhov. Il mio preferito è „La mia vita“, soprattutto la frase ничто не проходит, che il protagonista vuole farsi incidere su un anello alla fine del racconto, chissà magari un giorno lo farò anche io.. E sempre nello stesso periodo, per caso, feci qualche lezione di russo al club di scambio linguistico dell’Università di Stirling (dove mi ero poi trasferita, la città di Braveheart). Le prime parole che mi ricordo sono молоко e ко́шка. I numeri mi sembravano impossibili da pronunciare e memorizzare. Una delle mie migliori amiche di quel periodo era una ragazza russa-tedesca che mi insegnò a cucinare i vareniki (ravioli ucraini, n.d.t.) di patate, che mi ricordano molto i miei amati tortelli di patate di Parma, il mio piatto preferito al mondo. Quando l’anno dopo decisi di tornare a studiare, ebbi molti dubbi su quali due lingue scegliere. Come prima lingua scelsi francese. Per la seconda ero in dubbio. Il russo mi chiamava, ma ero attratta anche da lingue scandinave, un’altra area per cui ho sempre avuto una grande attrazione, da piccola ero una fan di Astrid Lindgren. E così decisi di tirare a sorte, come spesso ho fatto nella mia vita per prendere delle decisioni importanti. Testa, russo e croce, lingue scandinave. Uscì croce. E io, per ribellione, scelsi russo.
  • Sei soddisfatta di questa scelta?

“Non me ne sono mai pentita”, vorrei dire così, la realtà è che si è rivelato un rapporto molto burrascoso. Se ho amato incondizionatamente i corsi di letteratura, storia della teatro e tutti gli autori che ho scoperto- sul podio restano Dostoevskij e Cechov, seguiti da Bulgakov, Tolstoj, Nabokov, Gogol, Puškin…, – lo stesso non posso dire dei corsi di lingua, sgobbando tra i libri polverosi di esercizi della Chavronina, infinità di frasette su Ivan, Anton e la бабушка che compra il pane fresco e gli odiati dettati, ho maledetto più volte la mia decisione. Per poi ribenedirla quando ho ottenuto un posto al seminario pasquale all’università di San Pietroburgo. Pur sentendomi una semianalfabeta incapace di ordinare un caffè, mi sono immersa in quel mondo di luci e ghiaccio, abbuffandomi di vareniki, pelmeni, zuppe, cucina georgiana e attraversando la città di notte a bordo di taxi abusivi guidati da personaggi sovrappeso che ascoltavano „What is love?“ a palla e sfrecciavano a 90km orari per il centro della città. Più di una volta mi sono chiesta se sarei mai arrivata a destinazione.

  • I mitici taxisti abusivi russi: un classico che non può lasciare indifferenti noi italiani! Qual è oggi il tuo livello di russo? Come ti tieni allenata per non perderlo?
Sono passati quasi tre anni e ancora non posso dire di essere fluente, anche perché nel frattempo mi sono trasferita in Spagna e il caos linguistico impera nella mia testa. Tuttavia, sto facendo qualche progresso grazie a Youtube, ai vari podcast che ascolto e a film e serie televisive, in particolare mi sono piaciuti лето (sui Kino e Viktor Tsoj) e La via dei tormenti, nonostante il titolo poco invitante. Inoltre a Barcellona ho scoperto un bellissimo posto che si chiama Casa de Rusia (consiglio di guardare il loro sito), dove frequento i gruppi di conversazione (online). Probabilmente riuscirò a imparare meglio quando seguirò i miei metodi e non quelli che mi costringono a seguire in università, come ho fatto con altre lingue.
  • Cosa hai trovato particolarmente difficile nell’apprendimento del russo?

Direi senza dubbio la diversità delle parole che non riesco a ricondurre a nessun’altra lingua nota e poi gli aspetti verbali e i verbi di moto. Per quanto riguarda i casi, non ho particolari problemi perché ho studiato latino, greco e tedesco.

  • Cosa ti è piaciuto di più della Russia durante il tuo viaggio?

Si tratta di qualcosa che non saprei bene come descrivere, diciamo l’atmosfera malinconica e intensa dei libri e della città, l’impressione di fare un piccolo viaggio indietro nel tempo, anche se a San Pietroburgo sono stata per poco tempo e con altri italiani, quindi non credo di essermi immersa pienamente nell’atmosfera russa. Una cosa che mi ha sorpresa e che non pensavo mi sarebbe piaciuta così tanto è il cibo. Vareniki, bliny, spiedini, zuppe.. sono stata in molti ristoranti georgiani, ucraini, uzbeki e russi e ho sempre mangiato benissimo, ma io sono sempre stata curiosa di qualsiasi tipo di cucina e mangio tutto.

  • I tuoi programmi per il futuro includono la Russia?

Non saprei, in questo periodo poi non mi sembra il caso di fare troppi piani, preferisco vivere alla giornata 🙂 mi piacerebbe senza dubbio approfondire la mia conoscenza di questa lingua e vedere dove mi porterà. Mi piacerebbe anche vivere in Russia per un certo periodo. Come lavoro, per il momento, vorrei fare qualcosa nel mondo dell’educazione, in particolare nell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera, ma nella vita non si può mai dire cosa possa accadere!