Curiosità sull’etimologia di alcune parole russe

Ho sempre ritenuto l’etimologia delle parole un aspetto affascinante, perché vi è una correlazione tra pensiero e linguaggio. L’origine, la nascita dei vocaboli è spesso sepolta e perduta nel tempo, dove spesso la leggenda si mischia alla realtà, tuttavia a volte, dall’etimologia di certi termini, è possibile ricavare osservazioni interessanti sul popolo che la utilizza. Ho provato ad approfondire l’etimologia di alcune parole russe:

-Русь e Russia: vi siete mai chiesti (domanda banalissima) da dove derivi il termine “russo” e Россия, Rossija (Russia)? E’risaputo che il termine русь indica la regione etnografica dell’Europa dell’Est, derivante dalla popolazione dell’antico stato russo, fondato nell’862 d.C. e sviluppatosi intorno al decimo e undicesimo secolo, che ebbe un ruolo importante nel formare un’unità di popoli, culture e lingua, nonché religione. Secondo alcuni studiosi, il termine русь,”rus“, starebbe ad indicare esclusivamente l’antico principato di Kiev, mentre in seguito, a partire dall’undicesimo secolo, tale termine si diffuse per indicare genericamente tutti i regni circostanti. A partire dal tardo quindicesimo secolo, ad opera degli scribi ortodossi, la forma “rus'” iniziò a divenire quella ellenizzata di “ros”, da cui deriva la parola “Rossija”, Russia, appunto. Già, ma qual è, linguisticamente, l’etimologia del termine? Secondo alcuni studiosi, potrebbe essere riconducibile a русло (ruslo), il letto o alveo del fiume in russo, dal momento che la maggior parte degli antichi insediamenti russi sorgeva nei pressi dei fiumi.

-“I tedeschi non sono noi”: “tedesco” (persona di nazionalità tedesca) in russo si dice немец, nemez, al plurale немцы, nemzy. Nell’antica Rus’, il termine “nemzy” veniva utilizzato in maniera più generica per indicare gli stranieri, persone non parlanti la loro lingua, ovvero, не мы (“ne my”, “non noi”). Durante l’impero russo monarchico, il termine continuò ad indicare gruppi etnici stranieri (svedesi, francesi, tedeschi, ebrei etc…), mentre furono i bolscevichi, durante la Rivoluzione Russa, combattendo contro i tedeschi, a restringere il termine a connotare unicamente questi ultimi. “I tedeschi non siamo noi”, sembra suggerire la parola, a ricordare la storica rivalità tra Russia e Germania nelle guerre mondiali.

-Bistrò: è celebre la versione secondo la quale l’etimologia della parola francese bistrò deriverebbe dalla parola russa быстро (bystro, velocemente). Stando a questa versione (sarà leggenda o realtà?), durante l’occupazione di Parigi del 1814, i cosacchi russi nei ristoranti apostrofavano i camerieri francesi con: “bystro! Bystro” (veloce, veloce!), perché servissero loro rapidamente i pasti, e da lì nacque il termine. La questione è però controversa, perché secondo alcuni studiosi francesi il termine bistrò deriverebbe dal termine dialettale francese bistouille (bevanda alcolica, alcool cattivo).

– Tavolo svedese (Buffet): quello che noi chiamiamo, dal francese, buffet, ovvero una tavola imbandita di vivande self-service, in Russia si chiama шведский стол (shvedskij stol), ovvero, letteralmente, “tavolo svedese”. L’origine di questo termine russo è dovuta alla tradizione svedese di imbandire un tavolino con antipasti freddi a buffet, appunto, presso il quale gli ospiti si servono, per poi passare alla sala da pranzo principale per gustare i piatti caldi. Vi è però un’interessante leggenda riguardo l’origine di questa espressione, che i russi fanno risalire alla Guerra del Nord, quando gli svedesi, avvistando la flotta di Pietro il Grande, che navigava con il suo esercito alla volta della cittadina, ai tempi sotto il dominio svedese, di Kotlin (nel Mar Baltico, oggi russa), ne furono talmente spaventati da abbandonare così rapidamente il villaggio, da lasciare ancora i falò accesi e tavole imbandite, con le quali i soldati russi furono lieti di rifocillarsi. Da questo episodio deriverebbe anche il nome della cittadina, Kotlin (gli svedesi fuggirono lasciando un paiolo, kotel, котёл, sul fuoco). Saranno sicuramente leggende, ma è interessante, anche in questo caso, osservare come le conoscenze storiche dei russi e il loro patriottismo vi riecheggino.

-Bello o rosso? La magnifica Красная Площадь (Krasnaja Ploshad’), la Piazza Rossa di Mosca, non è chiamata, come molti ritengono, “rossa” perché il rosso era il colore che connotava i bolscevichi (dal momento che il nome della piazza è, tra l’altro, molto più antico della Rivoluzione d’Ottobre) né in virtù del fatto che il rosso sia il colore dominante del Manezh, lo splendido edificio con gli archi da cui si accede alla piazza. La Piazza Rossa era così chiamata perché era (ed è) bella. Il termine красный, rosso, ha la stessa radice etimologica (“kras”) di красивый (krasivij), “bello”, perché anticamente in russo “bello” si diceva, appunto, “krasnij”(e tutt’ora in molte lingue slave, tra cui il bulgaro e il serbo, il termine bello è reso con questo prefisso). Per il concetto del colore “rosso”, invece, si usava il termine червленый (chervlenij), dalla parola червь (cherv’), “verme”, perché per ricavare il rosso nelle tinte si usava un particolare tipo di verme. Dall’inizio del 19°secolo, il termine красный ha subito una progressiva trasformazione di significato, andando a definire il colore rosso e non più dell’aggettivo bello; l’uso del termine con questo nuovo significato ha acquisito particolare popolarità durante il periodo sovietico, ovviamente. Tutt’ora, nel russo moderno, la radice “kras” ad intendere il bello permane in alcuni termini: ad esempio, l’aggettivo прекрасный (prekrasnij) significa “magnifico, bellissimo”. 

-Мир, mir: mondo o pace? E’ curioso il fatto che in russo la stessa parola, мир, “mir”, significhi “mondo” e “pace”. L’etimologia del termine è riconducibile all’antica lingua slava, per cui “mir” significava originariamente “pace, tranquillità, e successivamente andò anche a comprendere il concetto di “luce”, “mondo”. La radice “mi” significava bellezza, amore (in latino “miers” significa “calma, pace”), nonché da questa radice deriva anche il termine милый (milij), “dolce, carino, caro, buono”. Anche il termine свет (svet) in russo ha il doppio significato di luce e di mondo, sempre per via della derivazione dall’antico slavo, per cui la radice significava “mondo, persone”, ma anche “giorno, chiaro, splendente”. Il parallelo linguistico tra il concetto di mondo e quello di luce e di pace, è una peculiarità della lingua slava, poiché, ad esempio, in italiano, inglese, tedesco ecc., le parole non coincidono. Da qui l’ambiguità della celeberrima frase dell’Idiota di Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”. Ne avevo parlato in un altro articolo: http://nsmatrioske.altervista.org/bellezza-salvera-mondo/ .

Considerando la coincidenza dei valori di bello e buono nell’antica Grecia, il famoso kalos kai agathos, si possono trarre delle interessanti osservazioni. Se per i Greci ciò che era esteticamente bello estetico era anche buono a livello qualitativo, il parallelo viene ripreso da Dostoevskij, che ne mostra però le falle con il suo principe Myshkin. Per l’antico mondo slavo, invece, stando alla corrispondenza dei vocaboli, ad essere buono non era ciò che è bello, ma il mondo intero, secondo la rassicurante concezione religiosa per cui l’intero universo, in quanto creato da Dio, sia un luogo di pace e calma, un luogo luminoso e sereno.

 

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