Ashgabat, Turkmenistan: reportage e guida in 10 punti

Il Turkmenistan è un luogo che pochi conoscono, ma che senza dubbio ha un fascino peculiare. Ex repubblica sovietica, ora è una repubblica presidenziale monopartitica (simpatico eufemismo per non dire dittatura), in cui il presidente Berdimuhammedow è molto amato (non ci sono alternative). Incastonato tra l’Uzbekistan, l’Afganistan, l’Iran e il Kazakistan, è un’oasi bianca nel deserto, fatta di contraddizioni ottiche, culturali e sociali. La lingua ufficiale è il turkmeno, ma il russo è usato a livello commerciale e fa “figo” parlarlo. La popolazione locale ha occhi orientali ed è di ceppo prevalentemente turcomanno (turchi meridionali). La religione principale è l’Islam. Le donne vestono con gli abiti tradizionali, variopinte tuniche lunghe fino ai piedi ed altrettanto colorati foulard al collo. La capitale, Ashgabat, è in mezzo al deserto, dunque il clima è molto caldo ma di tipo secco e continentale, con inverni rigidi e nevicate.

Per i viaggiatori avventurosi, o per chiunque fosse curioso di saperne di più su questo luogo, ecco una breve guida al Turkmenistan (in particolare alla capitale Ashgabat) con 10 aspetti rilevanti:

1) BENVENUTI IN TURKMENISTAN! Sì, anche perché ve lo sarete guadagnati con la fatica. Ottenere il Visto non è cosa semplice né veloce. Programmate con anticipo il vostro viaggio. Dovrete rivolgervi all’ambasciata competente per l’Italia, che si trova a Vienna. Le informazioni sono a questo link: http://www.ufficiovisti.com/index.php/asia/turkmenistan/597-ambasciata-del-turkmenistan-competente-per-litalia.

Una volta ottenuto il Visto, preparatevi a una buona ora di coda per entrare nel paese, con controlli serrati (ma niente interrogatori, state tranquilli). Aguzzate anche la vista, perché la vostra valigia sarà abbandonata tra altre 200 in una grossa stanza. Scatta il gioco del “trovala tra 1000”, come nelle vignette “Where’s Woldo”. Good luck, o meglio, in russo, “udachi”!

2) I COMANDAMENTI DI ASHGABAT: Ashgabat, pur essendo la capitale, non è Amsterdam né Disneyland. Qui ci sono regole ferree che vi consiglio caldamente di rispettare, pena la polizia alle calcagna e l’espulsione immediata dal paese, nel migliore dei casi. Ecco i 5 comandamenti principali, per volere del Presidente:

1. Non girare per strada dopo le 11 di sera: non è uno scherzo. C’è il coprifuoco. Come Cenerentola, se siete a piedi dovete tornare a casa alle 10.30, ma se volete darvi alle notti brave, usate solo ed esclusivamente taxi. In alternativa potete farvi amico un turkmeno e proporgli di diventare il vostro autista per un forfait settimanale.

2. Non tenere le finestre aperte in casa tua: in Turkmenistan funziona così. Non chiedetevi perché. Le ipotesi si sprecano. C’è chi dice che i turkmeni odiano gli schiamazzi, chi pensa che temano che le case si riempiano di sabbia, chi la punta sull’estetica (starebbero meglio visivamente le nuove case con le finestre chiuse). L’ipotesi complottista vede nel fedele turkmeno un protettore del Presidente, al quale potrebbero sparare cecchini dalle finestre. Fatto sta che se terrete le finestre aperte, la portiera verrà a protestare. A quel punto, vedete voi come affrontare una grassa grossa donna turkmena inferocita, più agguerrita di Tamerlano.

3. Non portarti a casa una donna turkmena: questo è un avviso rivolto all’italiano marpione. Estrema cautela in questo senso, perché le pene sono molto severe per gli stranieri che albergano nei loro appartamenti donne locali. Le donne sono belle e molto disponibili, quindi l’attenzione dev’essere raddoppiata.

4. Non fumare per strada: regola dall’alto senso civile, impedisce in qualunque luogo aperto di fumare. Al chiuso, paradossalmente, si può (nei locali, nelle automobili).

5. Non avrai altro Dio all’infuori del Presidente, ma non fotografarlo: l’effige di Berdimuhammedow troneggia ovunque, ma come ogni buon Dio che si rispetti, egli ha un corpo in prestito ma uno spirito ineffabile, dunque è vietato riprodurlo, fotografarlo, postare sui social network la sua immagine. Vi assicuro che hanno oscurato Facebook per 2 giorni quando un collega vi ha pubblicato un’immagine del Presidente.

3) GITE NEL DESERTO: questa è una gita turistica da non perdere. A poche ore da Ashgabat, a Darvaza, c’è un cratere di gas naturale che brucia perennemente….Un altro posto da vedere è la Riserva del Kalaplankyr, percorrendo il deserto, dove c’è un suggestivo canyon.

4) VITA MONDANA: definirla tale è coraggioso. Dimenticate le metropoli occidentali ricche di ristoranti, negozi, stradine e locali notturni. Ad Ashgabat non funziona così. Esiste un centro città, ma è quasi perennemente inaccessibile ai comuni mortali. Lì vivono il Presidente e i suoi pupilli. Camminare per vicoli con negozi e caffè non è concepibile, prima di tutto perché non ci sono posti simili. Da un ristorante all’altro si va in macchina e si giunge direttamente in loco. Il centro commerciale (presso che l’unico) dove troverete generi alimentari anche importati è lo Ympash. Potrete anche comprare una sim locale, attendendo circa mezz’ora, perché i server non funzionano mai. Nei centri residenziali sono presenti dei piccoli negozi di alimentari e generi vari, solitamente sotterranei. Troverete sigarette, ottimo pane casalingo, biscotti e quant’altro.

RISTORANTI: la cucina locale è prevalentemente a base di carne, con pirogi alla russa ripieni e i monty (ravioli di carne). All’hotel a 5 stelle Nissa c’è un ottimo (e caro) ristorante dove il cuoco è italiano. Un altro buon ristorante è il PayTagt, con cucina europea e prezzi medio-alti.

Un consiglio: non ordinate vino, a meno che non abbiate parecchio da spendere. Un bicchiere costa circa 15 euro. Meglio la sana vodka turkmena o una birra.

LOCALI: consigliassimo il Kopet-Dag, per un’esperienza pittoresca. E’ un locale strutturato in stanze e yurte (le tipiche case della steppa asiatica), in cui passare una piacevole serata con un gruppo di amici. Scegliete una urta e bivaccherete sdraiati su morbidi cuscini, circondati da un ambiente orientale, con tanto di narghilè, televisione privata e cameriera che entra a servirvi con i calzini.

Altri locali da bivacco sono il Florida, disco- pub in stile inglese al piano terra e casinò al primo piano, e l’ambigua discoteca di fronte.

5) SPOSTAMENTI: la logistica ad Ashgabat non è un problema secondario. Le strade sono perennemente in costruzione, il che rende Ashgabat un cantiere eterno. Spesso da un giorno all’altro cambiano o vengono chiuse. Andare da un posto all’altro non sarà semplice. Armatevi di pazienza, potreste anche metterci un’ora a fare 5 chilometri, soprattutto se il Presidente è in giro. Quando si muove, la città si ferma totalmente e diventa inaccessibile. In macchina le cinture sono un optional.

6)CONDIZIONI IGIENICHE E SANITARIE: in Turkmenistan non ci sono malattie infettive particolari o vaccinazioni da fare prima di partire. Semplicemente, preparatevi ad avere perennemente la diarrea. Qualcosa nel cibo rende quasi inevitabile incapparvi. Non bevete l’acqua del rubinetto e non mangiate verdure crude. Portate sempre con voi molta acqua e banane per riequilibrare l’idratazione. Per quanto riguarda gli ospedali, li ho provati personalmente e non sono poi così male come si potrebbe pensare. Mi hanno curato bene, e sono puliti e accoglienti.

7) SHOPPING E DIVERTIMENTI: per lo shopping, consiglio assolutamente di visitare i tipici Bazar. Non aspettatevi mercati all’aperto dall’aria orientale. Sono prevalentemente al chiuso, vendono soprattutto generi alimentari (invitanti kebap e carni crude su cui ronzano mosche), stoffe e merce di vario tipo all’ingrosso. Il più grande dell’Asia Minore dista mezz’ira da Ashgabat. E’ gigante ma deludente dal punto di vista dello stereotipo sognato dal turista. Qua e là potrete però trovare prodotti artigianali come colbacchi, manufatti in legno o lana e i favolosi e tipici tappeti. Un souvenir unico per una donna, nonché un bel regalo da portare da Ashgabat, è l’abito tradizionale. Molte donne turkmene sono disposte a cucirvelo su misura in meno di una settimana, per un prezzo intorno ai 25 euro. Entrarvi in contatto, per chi non parla almeno russo, è difficile, ma al bazar potrete provare a proporlo.

Da vedere il Museo delle belle arti di Ashgabat dove è conservato il tappeto più grande al mondo (misura 200 metri quadrati) e dove si possono ammirare manufatti turkmeni e reperti della storia e della cultura locale.

8) CENNI STORICI: il territorio del Turkmenistan fu occupato da Alessandro Magno. Divenne poi uno snodo importante della Via della Seta. Fu conquistato dagli Arabi nel settimo secolo, e la religione ufficiale diventò dunque l’Islam (comunque, i turkmeni hanno una loro personale reinterpretazione dell’Islam: bevono e mangiano carne di maiale, ad esempio). Fu poi dominato dai Mongoli, e dal crudele conquistatore Tamerlano. Passò alla Russia alla fine dell’Ottocento, poi divenne repubblica sovietica. Quando ottenne l’indipendenza dall’URSS, nel 1991, la prima cosa che fece fu ripristinare l’alfabeto latino e togliere quello cirillico, voluto da Stalin.

9) CURIOSITA’:

  • il presidente in carica prima di quello attuale (fino al 2006) fu Nyyazow. La sua fu una dittatura a dir poco grottesca. Come una sorta di Dio- profeta, Nyyazow stese un libro di precetti, il RUNAMA (dove per esempio è vietata l’acconciatura con barba agli uomini turkmeni). Di questa sorta di Corano, ad Ashgabat si può ammirare un monumento. Il culto della personalità del Presidente era (e tutt’ora è) molto diffuso, al punto che in onore di Nyyazow vennero erette statue d’oro che si rivolgono sempre verso il sole, attraverso congegni meccanici. Nel centro della città si può ammirarne una.
  • Si narra che il profeta iraniano Zarathustra visse tra il Turkmenistan e l’Afghanistan.
  • Nelle case in affitto vi potrà capitare di trovare dei libri (rilegati e illustrati) in cui si narrano le gloriose gesta del Presidente in carica, ritratto, tramite fotomontaggi di dubbio gusto, mentre svolge le attività più disparate, come ogni buon dittatore che si rispetti: assieme ai cosacchi del deserto, con le scolaresche, intento in eroiche galoppate a cavallo, alle prese con un frutto gigante e, dulcis in fundo, a decifrare una radiografia, avendo egli anche velleità mediche. Imperdibile.

10) TURKMENISTAN E ARTE: Un luogo può acquistare magia e connotazioni particolari, a seconda dell’occhio che lo guarda. Ashgabat, con i suoi palazzi bianchi, la sua polvere delle costruzioni e della sabbia del deserto, i colori delle spezie e degli abiti delle donne, è a mio avviso affascinante ed inquietante. Un’aura surreale ed ovattata sembra avvolgere questa città misteriosa ed impenetrabile, in cui, proprio malgrado, sembra di venir gettati di fronte al senso- non senso dell’esistenza. Consiglio la lettura di un racconto di Andrey Platonov, lo scrittore russo di Voronezh, i cui scritti erano di continuo censurati dal regime stalinista. Nella raccolta “Il mondo è bello e feroce“, il racconto “Takyr” parla proprio del Turkmenistan e del suo takyr, la pianura turkmena “desolante come la morte di un bambino”. Narra la vicenda di una giovane persiana resa schiava dai nomadi turkmeni, tra la desolazione arida dei monti del Kopet Dag e la vita di stenti e soprusi cui è condannata. Sarà sua figlia Dzumal a ribellarsi al destino di vivere e morire nel nulla del deserto, ascoltando soltanto la sabbia muoversi, alla disperata ricerca di un segno di vita e di speranza- metaforicamente raffigurato dal flebile stelo accanto alla tomba della madre. Nel racconto è accentuata la suggestione nullificante del deserto, la crudeltà e l’indifferenza della vita nomade, la normalità della morte, la banalità della sopravvivenza.

 

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