Orgasmo a Mosca: un romanzo geniale

Il titolo prometteva bene, in effetti. Già quando vedo un libro che ha nel titolo “Mosca”, mi esalto (sull’altra parola, poi, va da sé). Ho acquistato questo romanzo di Edgar Hilsenrath, edito nella traduzione italiana da Voland, senza grosse pretese, e mi ha piacevolmente destabilizzato. Dovrebbe meritare assai più attenzione di quanto non ne abbia avuta sinora.

Il romanzo è uscito per la prima volta nel 1979 con un titolo differente, per non turbare l’opinione pubblica. Spesso Hilsenrath, ebreo emigrato a New York, fu criticato dal suo paese natale, la Germania, per i suoi romanzi irriverenti- i tedeschi pre-caduta del Muro si rivelarono più bigotti dei fondamentalisti.

La trama è già buffa di per sé: Anna Maria, figlia del mafioso più ricco d’America, Mr Pepperoni, si fa mettere incinta da un certo Sergej Mandelbaum, con il quale prova il suo primo orgasmo a Mosca. Al suo ritorno in America, Anna Maria non può più fare a meno di Sergej, rimasto nella Russia comunista. Il padre, che vuole il matrimonio a tutti i costi, si prenderà la briga di recuperare il futuro genero, strappandolo dalla Russia sovietica per portarlo nell'”Occidente libero”. Per eseguire questa operazione non è importante il come, ma il quanto, dato che Mr Pepperoni può comprare qualunque cosa: così, incarica un certo Schnitzel di risolvere il “Caso Mandelbaum”. Peccato che Shnitzel sia un maniaco sessuale gay, dunque potrebbe violentare il genero nel viaggio clandestino dalla Russia all’America… non resta che una sola via d’uscita: farlo castrare…

Di qui comincia un viaggio della speranza, una “campagna di Russia” ricca di colpi di scena e sipari imbarazzanti. Colpisce la capacità di tratteggiare senza mai annoiare, di cogliere con brevissime parole o descrizioni lo spirito di un luogo. Si fa dunque un giro per Mosca, per le sue piazze e monumenti principali, per la Romania, l’Ungheria e l’Ucraina, in un romanzo che sarebbe magnificamente traducibile in un road movie. La verve di Hilsenrath unisce una satira di stampo est-europeo, alla Bulgakov, Dovlatov o Orwell, per intenderci, alla comicità americana di film trash come “L’aereo più pazzo del mondo” o “Una pallottola spuntata”.

“Orgasmo a Mosca” è tutto quello che ti aspetteresti da un romanzo con un titolo così, ma anche qualcosa di più. In sostanza è una gigantesca cagata, diciamolo pure. Rocambolesco, grottesco, pulp, trash, demenziale, sopra le righe, politicamente scorretto, sesso-centrico, folle. E a noi tutto questo polpettone piace. Ci piace perché indubbiamente lo humour di Hilsenrath è efficace. Si ride quasi sempre, e si ride per i dialoghi concisi, ovvi, volutamente cretini, vagamente alla Mel Brooks (come ho letto in un’altra recensione). Si ride per le situazioni di per sé comiche, come far dirottare un aereo da un terrorista arabo di nome Kebab (tra l’altro, qui il romanzo precorre genialmente i tempi, prevedendo l’attentato alle Twin Towers del 2001. Guarda a caso, l’aereo viene fatto dirottare da terroristi arabi su ordine degli americani… e i complottisti vanno a nozze). Si ride per la clamorosa e dichiarata ignoranza dei personaggi, chiamati tutti con nomi di alimenti (Slivovitz, Schnitzel, Mr Pepperoni, e via dicendo). Non vi svelo oltre, vi basti sapere che ne succedono di tutti i colori in una spudorata farsa che in realtà, dietro a tutte quelle allusioni sessuali, dietro a quel Sergej dal “cazzo come un nodo gordiano”, si fa beffe dell’intera società. Hilsenrath non risparmia nessuno: dalla mafia siciliana in America, ai gay, gli ebrei, i neri, dai russi sovietici agli americani capitalisti, la guerra è freddissima e non va riscaldata. Così, Orgasmo a Mosca si classifica come una satira solo apparentemente ingenua, dietro la quale il criticismo verso la società in generale, la sua ridicola propaganda, i suoi valori utilitaristici, gli stereotipi e le etichette, rivela, in forma capovolta e comica, molte contraddizioni e assurdità della politica e della mentalità contemporanea.

Figlio di un periodo quale gli anni ’70, post rivoluzione sessuale e Guerra Fredda, “Orgasmo a Mosca” è in verità un romanzo molto attuale nel suo criticismo e nei suoi toni freschi. E non è solo per le risate (anche se amare) che vale la pena di leggerlo, ma per quel tocco di leggerezza e ingenuità che l’autore, verso la fine, recupera con un elenco emblematico della condizione umana che per certi versi mi ha ricordato lo spirito di Rino Gaetano.

“In quella giornata memorabile certi decisero di cambiare sesso, altri avrebbero voluto cambiare la carta geografica e altri ancora, già ricchi, diventare ancora più ricchi. Molti si chiesero perché raggiungessero l’orgasmo, altri perché non ci riuscissero. Milioni di persone si fecero delle domande, e milioni smisero di farsele. Molte cercarono il senso della vita, molte altre non lo cercarono affatto. Tanti corsero dallo psichiatra perché stavano troppo bene, altri ne avrebbero avuto bisogno ma non potevano permetterselo. In certi posti i neonati strillavano perché avevano mangiato troppo, e altrove gridavano contro il cielo muto perché avevano fame e le loro madri non avevano il riso da dargli..”

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