La fine di un amore nelle poesie russe

Topos letterario di rara tristezza, la fine di un amore è ancor più drammatica se ad affrontarla sono poeti russi. Ripercorriamo, attraverso alcune poesie di Aleksandr Puskin e Sergej Esenin, il tema della fine di una storia d’amore, la nostalgia dell’amore finito.

Puskin ne L’addio paragona l’addio e la nostalgia di un amore finito ad una morte, all’esilio. Determinante è la constatazione che tempus fugit: gli anni che corrono via sono responsabili del cambiamento che porta all’oblio. Così la passata amante del poeta è ormai vestita di tenebra, è una vedova che può solo coglierne il flebile addio. La poetica di Puskin, rispetto a quella di Esenin, è meno materica e ricca di metafore, più astratta e diretta, basata sulle emozioni. Esenin, al contrario, nella sua “Ricordo, amata, io ricordo” (la traduzione sottostante è in parte mia, ho modificato una versione preesistente) si abbandona a reminiscenze più concrete: lo splendore dei capelli di lei, le betulle che frusciano, sussurrano nell’ombra, la luce lunare che avvolge i due amanti. Il rifiorire di un tiglio è occasione, per il poeta, per rimembrare una storia d’amore finita: un accadimento casuale, un oggetto concreto, rappresenta il tramite, il varco che apre alla memoria un mondo remoto e sepolto, proprio come la madeleine di Proust. Il ricordo dell’amore tramontato è paragonato dal poeta ad un’amata novella, una “favola bella”, per dirla alla D’Annunzio, che si può riaprire ogni qualvolta lo si desideri, anche durante un nuovo amore, ostinandosi a non voler dimenticare quello perduto. La bellissima Canzone dell’amor perduto di De Andrè è sulla stessa scia: “l’amore che strappa i capelli è perduto ormai; non resta che qualche svogliata carezza, e un po’di tenerezza”, ma mentre per De Andrè le parole che si ripetono gli amanti, mentre sbocciano le viole, sono: “non ci lasceremo mai”, la cultura russa è più pessimista. Esenin fa pronunciare alla sua amante un memento finis: “questi anni azzurri se ne andranno e tu mi dimenticherai per un’altra”.

Tiglio e betulla sono alberi ricorrenti nella poetica russa, in primo luogo perché crescono in quei territori, secondariamente per il loro potere evocativo. La delicatezza delle betulle, dai rami bianchi e snelli punteggiati di nero, il soffice verde dei tigli, sono particolarmente indicati per metafore sentimentali, lo scenario perfetto delle storie d’amore. Avevamo già incontrato il viale dei tigli scuri nella bellissima poesia di Ogarev “Una storia ordinaria”, ripresa poi da Bunin nel suo racconto “I viali oscuri”. Anche la poesia di Ogarev parla di un amore giovanile ormai lontano, estraneo, perduto; del ricordo di una primavera incantevole, di due giovani amanti che sedevano sulla riva del fiume, dove cresceva la rosa scarlatta e ombreggiavano i tigli scuri. Se i due ex amanti si incontrassero ora, dopo molti anni, si rimarrebbe delusi nel constatare quanto siano cambiati e che del loro antico amore non sia rimasta traccia. Eppure, là dove cresceva la rosa scarlatta, quante cose furono dette e quante dimenticate, e tutte resteranno per sempre un segreto custodito dalle fronde. Questa, in sintesi, la bellissima poesia di Ogarev, che trovate qui completa e analizzata: http://nsmatrioske.altervista.org/una-storia-ordinaria/

Nulla, in sostanza, provoca tanta dolce malinconia quanto un amore perduto, svanito, inghiottito dal passato. Un amore finito provoca soprattutto sgomento: non si riesce ad accettare che tutto ciò che c’era sia scomparso in modo così radicale, che il tempo l’abbia così smussato ed allontanato da cancellarlo completamente dalla memoria e dalla quotidianità. La nostalgia di un amore è rassegnata e frustrata, che non riesce ad afferrare il suo oggetto. Una nostalgia che sembra brancolare nel buio e stringere in mano un pugno d’aria, poiché di tutto ciò che le storie d’amore portano con sé, di tutte quelle emozioni, quella complicità, quel pezzo di tempo e di vita trascorso insieme, non rimane pressoché nulla. Se altre esperienze di vita portano sempre con sé una traccia, che sia un diploma, una cicatrice sul proprio corpo, una ripercussione sulla propria vita di cui si trova traccia su di sé, una storia d’amore finita, senza figli, lascia soltanto una dolcissima, vuota malinconia.

L’addio  (1830)                             

 Il tuo volto una volta ancora
Con la mente oso carezzare,
In sogno con la forza del cuore,
Con diletto triste esitante,
Il tuo amore per me ricordare.

Il nostro tempo fugge via
Tutto muta e porta via con sé,
Per il tuo poeta, diletta mia,
Di tenebra tu sei già vestita,
E anche il poeta è morto per te.

Accogli dunque, amica lontana,
L’addio del mio cuore attristato.
Come sposa che vedova rimane,
Come amico che abbraccia in silenzio
Un amico che viene esiliato.

Прощание

В последний раз твой образ милый
Дерзаю мысленно ласкать,
Будить мечту сердечной силой
И с негой робкой и унылой
Твою любовь воспоминать.

Бегут, меняясь, наши лета,
Меняя всё, меняя нас,
Уж ты для своего поэта
Могильным сумраком одета,
И для тебя твой друг угас.

Прими же, дальная подруга,
Прощанье сердца моего,
Как овдовевшая супруга,
Как друг, обнявший молча друга
Пред заточением его.

Ricordo, amata, io ricordo (1925)

Ricordo, amata, io ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l’abbandonarti.

Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell’ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo brillava per noi la luna.

Ed io ricordo che tu mi dicevi:
“Questi anni azzurri svaniranno,
E tu, mio amato, mi dimenticherai,
Per sempre, per un’altra”.

Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.

E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un’altra con malinconia,
Come una lunga, amata novella.
Tramite l’altra va te ricordando.

Я помню, любимая, помню

Я помню, любимая, помню
Сиянье твоих волос.
Не радостно и не легко мне
Покинуть тебя привелось.

Я помню осенние ночи,
Березовый шорох теней,
Пусть дни тогда были короче,
Луна нам светила длинней.

Я помню, ты мне говорила:
“Пройдут голубые года,
И ты позабудешь, мой милый,
С другою меня навсегда”.

Сегодня цветущая липа
Напомнила чувствам опять,
Как нежно тогда я сыпал
Цветы на кудрявую прядь.

И сердце, остыть не готовясь,
И грустно другую любя.
Как будто любимую повесть,
С другой вспоминает тебя.

V. Baksheev, “Primavera azzurra”

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Krimov, “Quando fioriscono i tigli”, 1947

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