Ve la dò io la verità sull’aereo abbattuto. Tra un attimo.

Siamo arrivati al gradino più basso pensabile.

Il gravissimo evento per cui un aereo di linea viene abbattuto da un missile ucraino diventa- anzi nasce- pretesto per acuire la già difficile situazione tra Donetsk e Kiev e darsi la colpa l’un l’altro. Inutili discussioni che vanno ad accrescere posizioni prese in partenza, per cui diventa utile per chi ammira l’America o odia Putin dire che il missile è stato lanciato dai separatisti russi, e viceversa per chi odia l’America e ammira Putin dire che è il “golpe nazista” di Kiev ad averlo mandato. In Palestina, ogni lancio di missili è pretesto per spendere ore a discutere su ogni social network possibile su chi tra Israele e Hamas sia più “umano” nella guerra. Chi, lanciando bombe e missili, colpisca meno civili e bambini. In pochi parlano del fatto in sé, della gravità degli eventi presi per quello che rappresentano a livello umano; in pochi provano a capire quali siano le ragioni di queste spaccature e a proporre visioni nuove. Chi parla del mondo? Chi parla delle persone che hanno perso la vita? Chi riflette senza buttare lì accuse e insulti verso le nazioni ritenute colpevoli? Quelli che non prendono una posizione sono tacciati d’essere indifferenti, male informati o vigliacchi.

Quello che lascia desolati non è soltanto la sterilità della gran parte delle discussioni, ma la mancanza di informazione che porta a veicolare informazioni errate e piene d’odio. Si leggono su blog di opinion leader illazioni accusatorie che già pensano di sapere chi ha lanciato il missile sul boeing malesiano. Ottimo strumento per sostenere le vostre tesi, ma non parliamo di verità, non parliamo nemmeno di informazioni manipolate dalla stampa, perché tutte lo sono, comprese quelle di chi pensa di sapere come sono andate le cose. Beh, che dire? A che servono le indagini, le prove, se sapete già tutto voi? Forse schierarsi non è una soluzione. Una soluzione sarebbe analizzare. Leggere diverse notizie, da fonti diverse, e farsi un’idea. Dico un’ovvietà, che però estremizzata diviene preoccupante: qualunque informazione è manipolata, perché creata da persone con pensieri propri e che per forza di cose propendono per l’una o per l’altra parte. Poi c’è il fatto, la realtà, che oggi diventa un paradosso sempre più lontano e inconoscibile. Non esiste più il vero, da sempre divinizzato e identificato come ciò che è buono e vale la pena d’essere indagato, perché il vero è tale solo se ha uno scopo. La verità non è più il fine, ma il mezzo. Siamo davvero giunti a ciò che teorizzava Gorgia: il mondo non esiste. La guerra non esiste. La verità non esiste, e se esistesse, non può essere conosciuta dall’uomo.

Sembra d’essere sempre di fronte ad un tribunale di parte, come nel caso dell’accusa di Apelle, ripresa allegoricamente nel quadro di Botticelli “La calunnia”, con il cattivo giudice Re Mida, consigliato dall’Ignoranza e dal Sospetto, tra il Livore e la Calunnia- nelle vesti di una donna attraente. Certo, è facile calunniare, è la scelta che luccica di più. Dove sta la nuda verità? Nell’angolo.

Come squarciare il muro che separa l’oggettività dalla soggettività? Come andare oltre alla caterva di articoli di giornale che diffonde informazioni strumentalizzate, da una parte e dall’altra? Forse bisogna recuperare un pizzico di idealismo e di razionalità. La verità si nasconde a metà tra il filtro della soggettività e la materia concreta. Kant e, dopo di lui, Husserl individuano nell’Io un filtro che cambia la percezione della realtà, ma non arrivano al paradosso dello scetticismo estremo. Non possiamo non essere uomini, non possiamo evitarci di pensare quando apprendiamo, e dunque di deformare la realtà secondo i nostri schemi mentali, ma questo non significa che i fatti non esistano e che il mondo non sia conoscibile. I fatti esistono e si vedono. Il boeing malesiano con a bordo quasi 300 persone è stato abbattuto. Prima ancora di provare a capire perché e da chi sia stato colpito, perché non domandarsi che cosa rappresenti in un momento così delicato un gesto simile? Perché non raccogliere più informazioni possibili, da ogni parte, invece di ascoltare e pubblicare solo quelle credute vere per sostenere la propria tesi? Perché non tacere quando si dovrebbe, provare ad aspettare per vederci più chiaro? La verità è una donna che non dev’essere necessariamente svestita. Come nel famoso quadro di Lemoyne, “Il tempo salva la verità da falsità e invidia”, sarà soltanto il tempo a rispondere e portare a galla, oltre ai cadaveri, delle prove inconfutabili. Sembra che l’attesa, concetto così bello e prerogativa della saggezza, non abbia più alcun valore. Eppure è l’attesa a rendere più intensi certi momenti, a dare un colore più vivace e sognante alla realtà. E’ la stessa attesa a prendere a schiaffi le nostre congetture e speranze e buttarci addosso la nuda “verità”. Ma l’attesa, nel suo farci fluttuare tra ipotesi, sogni e vagheggiamenti, permette di pensare prima di parlare. E forse è proprio dopo essere passati da lassù, dal  limbo quieto dell’attesa, dalle nuvole di Magritte, o dalla Luna di Orlando, dove tutta la rabbia e i preconcetti possono danzare senza gravità e scaricarsi, che i nostri pensieri, quando saran tornati sulla terra, saranno pronti a guardare il mondo con occhi diversi.

Ve la dò io la verità. Ma prima, aspettate un attimo.

BotticelliJudgmentSm
Sandro Botticelli, “La calunnia”
Il tempo salva
“Il tempo salva la verità dalla falsità e dall’invidia”
Precedente La bellezza salverà il mondo? Successivo L'era dei cimiteri virtuali