Lost in translation: le difficoltà di tradurre il russo

Si sa che russo, cinese, arabo e via dicendo sono tra le lingue più difficili al mondo. Sono anche, ahimè, tra le più parlate, e l’inglese, per quanto sia diventato la lingua internazionale del business, non penso riuscirà mai a rimpiazzare completamente l’impiego e la diffusione di queste grandi ed affascinanti lingue orientali. Dal mio canto, io, umile traduttrice e interprete, posso dire finalmente di parlare fluentemente russo, mi capita anche di tradurre in interpretazione simultanea a forum e congressi (il difficilissimo interpretariato di conferenza) ma… non è sempre stato così, chiaramente. Imparare il russo e diventare interpreti non è certo una passeggiata nel Gorkij Park. Permettetemi di sfogarmi dunque, per una volta, contro le difficoltà della lingua e della mentalità russa. Perché sì, cari russi, sarete anche dei geni, la vostra lingua sarà anche affascinante, ma a volte viene voglia di mandarvi a spalare neve nel gulag di Norilsk, per quanto poco senso abbiano alcune maledette regole grammaticali, alcune vostre abitudini, eccetera (sempre scherzando e senza rancore, eh.)!

  1. La mania degli acronimi. Non so voi, ma quando tocca tradurre un documento ufficiale di qualche tipo (certificati, specifiche tecniche, ecc.), o anche semplicemente parlando con i russi, mi pare che ci si imbatta ogni tre secondi in un dannatissimo acronimo. Ok, qualcuno lo abbiamo anche noi in Italia, tipo Srl, IVA, IMU, IRPEF ecc., poi ci sono le associazioni internazionali, come ONU ecc. (che ovviamente in russo si chiamano in modo diverso- in questo caso ООН), però diamine: in Russia ci vanno giù pesante, hanno la mania di abbreviare con acronimi praticamente QUALSIASI COSA, dando perfettamente per scontato che tu, italiano, laureato in Lettere alla Statale, ne sappia quanto un capo cantiere di Krasnodar. Ah, certo. КИПиА. E che cacchio ne so io di che significa? (Starebbe per контрольно-измерительные приборы и аппаратура, cioè “strumenti e apparecchiatura di controllo e misurazione”). E allora vai di Google, con la classica dicitura: что такое…?. расшифровка ….? e, se sei fortunato, qualcosa trovi. Ma che fare quando lo stesso acronimo significa 10 cose diverse? Aaaah.
  2. Tecnologia, questa sconosciuta. In Russia, si sa, hanno la mania del timbro su qualunque documento e dei documenti originali. Sono rimasti alla Perestroika, quanto a rapporto con la tecnologia. Senza una firma e un documento ORIGINALE, mi raccomando (posta elettronica = non c’è da fidarsi, e le copie? Naaah… le copie non valgono niente) nessuno ti prende sul serio. I notai (che in Russia sono poco più che dei passacarte, stipati in angusti uffici nei seminterrati) rilegano a mano con i fili i documenti, e ci appongono etichette che vergano a mano. A MANO, giuro. Con quel maledetto corsivo a onde tutto uguale, del tutto illeggibile pure se lo scrivesse un calligrafo (immaginatevi quando tocca tradurre le ricette mediche). Nel 2019. Ma sul serio?
  3. L’inglese/le lingue straniere. Io non dico che i nostri calabresi o veneti abbiano una pronuncia inglese oxfordiana, per carità. Però dannazione, cari amici russi, non potete parlare a macchinetta mangiandovi tutte le parole (che già così seguirvi non è facile) e infilarci dentro, ogni tanto, un termine inglese pronunciato come un ceceno sbronzo, perché è chiaro che non ci capiremo una cippa. Il panico negli occhi del traduttore, che prende “vo-sièl” per una parola russa difficilissima mai sentita, per poi comprendere dopo, con estremo imbarazzo, che semplicemente il tizio stava dicendo wholesale, è qualcosa di impagabile. Cercate di fare un minimo sforzo, ve ne prego, per pronunciare le parole per voi straniere in maniera accettabile!
  4. Proverbi e battute. Allora, d’accordo, come tutte le culture del mondo, avete le vostre espressioni, i vostri modi di dire, i vostri simpatici proverbi. Legittimo e interessante. Peraltro, l’umorismo russo è molto particolare e piacevole. Però, se siete con un traduttore chiaramente non madrelingua, perché ogni tre parole dovete infilare un proverbio, una battuta o la citazione di una canzone popolare russa, che chiaramente non verranno capiti?? Dai.
  5. Maledetti accenti. Credo che l’arbitrarietà del criterio di collocazione degli accenti nelle parole sia un problema comune a tutte le lingue. Ovvero, se non si studiano e non si imparano a memoria, è impossibile indovinare dove sia l’accento… però, anche in questo caso, bisogna dire che, ad esempio in italiano, se una parola è tronca, l’accento si deve obbligatoriamente scrivere, e nel 70% dei casi le parole sono piane (accento sulla penultima sillaba). Capita raramente (ed è buffo) di sentire uno straniero che sbaglia l’accento di una parola (il classico esempio è “Bergàmo”, tipico dei russi, o “asìno”, “povèro”, ecc.). Nel caso del russo, maledizione, volete proprio renderci le cose impossibili: di regola, gli accenti non si scrivono MAI sulle parole, e non esiste alcun criterio per poter determinare dove diavolo vadano. Perciò io posso anche trovarmi su Yandex Translate la maledetta traduzione di “trippa” (рубец), ma indovinare dove andrà l’accento è un terno al lotto. Già dobbiamo sopportare il fatto che abbiate tolto la dieresi sulla “e” dalla scrittura stampata (perché costava troppo!) e quindi anche lì andiamo a tentoni, già dobbiamo digerire il fatto che, inspiegabilmente, la “o” si pronunci “a”. Beh, ma lì c’è una regola ben precisa, risponderà un russo: più la “o” è lontana dall’accento, più si pronuncia come “a”, anzi, addirittura la si mangia via, non si pronuncia quasi. Fantastico, grazie. Ora è tutto chiaro. Peccato che non ci sia modo di determinare a priori dove diavolo sia sto maledetto accento!!!

Vorrei riportare un aneddoto divertente sui miei primi approcci alla lingua russa. Ero all’MGU (altro maledetto acronimo), cioè l’Università statale di Mosca, sapevo dire a malapena spasibo e do svidania, ed ecco alcuni ragazzi che hanno la brillante idea di farmi discorsoni di ore ed ore, di cui capivo (e carpivo) si e no 1 parola ogni 30. Tra queste poche, cui mi appigliavo disperatamente come un naufrago ad una zattera per tentare di dare un senso ai loro discorsi, c’era una certa parola ripetuta di frequente, che a me suonava come “Vitalij”, e dentro di me continuavo a domandarmi: “ma perché diamine parlano tutti sempre di questo Vitalij, ma chi diavolo è, poi?” Ahimè, solo dopo diverse mattinate ai corsi di russo, riuscii a capire che il misterioso Vitalij altro non era che “v Italii” (в Италии), “in Italia”!

CONSIGLI PER INTERPRETI “ESORDIENTI”

Concludo in positivo, dicendo che imparare il russo bene e diventare interpreti qualificati è ampiamente possibile. Una volta raggiunto un buon livello, le soddisfazioni ripagano lo sforzo e le innumerevoli figuracce. Cari interpreti di russo alle prime armi, vorrei darvi alcuni consigli, che saranno anche banali, ma che ritengo sia efficace. Per prima cosa, non vergognatevi: parlate, anche a costo di sbagliare. Secondariamente, andate in Russia: solo stando in loco per diverso tempo potrete davvero acquisire la scioltezza necessaria e cogliere le loro espressioni idiomatiche, la complessità della russkaja rech (discorso russo). Terzo, ascoltate trasmissioni e leggete libri russi, conversate con conoscenti. Quarto, amate la Russia, perché per imparare bene una lingua credo ci voglia una fortissima determinazione, che solo l’ammirazione e la passione per la cultura e le terre di quella nazione può alimentare. Infine, quando non capite qualcosa, non scoraggiatevi: cercate degli escamotage per uscire dignitosamente dall’impasse. Chiedete di ripetere quanto è stato detto; domandate candidamente, con tranquillità: что такое… ?”ma cosa significa…?” quando non conoscete un termine; rigirate la frase dicendo: “Ma quindi lei intende che….” (chi vi ascolta dall’altra parte e non capisce il russo, forse non si accorgerà che state tentennando e che in realtà non avete capito una mazza!). E se, viceversa, dovessero capitarvi termini in italiano che non sapete tradurre in russo? Non vi bloccate: il silenzio, le lunghe pause, l’espressione smarrita sono i vostri peggiori nemici. Se avete qualche secondo di tempo e il termine è di particolare importanza, potete sempre consultare qualche App di traduzione. Tuttavia, non è mai bello far vedere che usate i traduttori automatici e che, soprattutto, vi fermate durante un discorso. Piuttosto, usate dei giri di parole, appigliatevi a quelle che conoscete per dare una breve descrizione del termine di cui non sapete la traduzione (e approfittate di un breve intervallo per cercarla su Internet, oppure chiedetela direttamente al vostro cliente russo). Alla peggio, buttatevi: provate a “russizzare” la parola italiana (o internazionale), oppure ripetetela tale e quale, senza tradurla. Spesso, le parole più complicate in russo sono molto simili a quelle in italiano, e tentar non nuoce (specialmente in ambito medico, dove le etimologie derivano quasi sempre dal greco, o dal latino, o tecnico, dove si è sviluppato un linguaggio internazionale che mutua dall’inglese la maggior parte dei termini). Un esempio? Aortico = аортальный (aortàlniij). Se tiraste a indovinare e diceste аортный, ok, forse non sarebbe il termine più usato, ma persino se usaste uno scorretto (аортский), vi capirebbero. Molto meglio che fare scena muta, no?

Per concludere: non demordete, credete in voi stessi e non sarete più (troppo) lost in translation. In bocca al lupo! Удачи!

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