L’omosessualità: ancora un tabù in Russia

L’uomo del futuro sarà un AVO: Anziano, Vegano e Omosessuale. Chi lo dice questo? Io. Capisco le vostre perplessità al riguardo, ma lasciate che mi spieghi. Riguardo all’aumento esponenziale dei vegetariani, è un dato di fatto. Non mangiare carne, non allevare animali, dicono faccia bene al pianeta e alla salute. La carne rossa è il demone contemporaneo assieme all’olio di palma, tra un po’ lo scriveranno sulle bistecche come sui pacchetti di sigarette. Riguardo le altre ipotesi, l’evoluzione dell’umanità sta portando ad una diminuzione consistente delle nascite, dunque ad un aumento degli anziani, a donne sempre più emancipate e sempre meno “donne”, e uomini sempre più effeminati nei costumi e negli interessi. Le distinzioni categoriche del passato fra sessi e ruoli sessuali stanno sfumando. Per dirla con l’acume di Irivine Welsh, “nel futuro non ci saranno più uomini e donne: solo segaioli”. Fare figli risulta sempre più complicato: è un impegno, ha un costo elevato, si aspetta troppo e ci si ritrova a quarant’anni single. Essere gay, in questo senso, è molto più semplice, pratico ed eco-sostenibile: il problema della sovrappopolazione e dei figli viene eliminato alla radice. L’umanità a lungo andare si estinguerà? Penso che sia ovvio, perché la Terra ha una scadenza. Che questo sia un male, è quantomeno opinabile.

Platone illustra nel Simposio che al mondo esistono molteplici forme d’amore. Senza per forza sottoporle ad una gerarchia di valore, come fa il filosofo, esse sono forse l’unica salvezza che resta all’uomo della seconda decade del Duemila: annoiato, precario, avido, social-network dipendente, per fortuna si rifugia ancora nel mito dell’amore. Ama chi ti pare, basta che ami. Certo, saresti forse più nobile se amassi l’umanità intera e non un singolo essere, se amassi più gli altri che te stesso, ma lasciamo da parte la morale intrisa di banalità. Platone dice anche altro: insinua che, tra gli amori passionali verso un’altra persona, quello omosessuale sia il più puro, perché non intaccato dall’istinto di procreazione (tira acqua al suo mulino, ma chi non lo fa?). Gli omosessuali si amano al di là degli istinti evolutivi. Si attraggono per affinità, per puro piacere intellettuale o fisico. Sono il più perfetto e intrigante grattacapo di Darwin, perché se la Chiesa e i bigotti gridano che sono “contro natura”, è in realtà assai naturale essere omosessuali, perché così nascono in molti, e dalla notte dei tempi. La forma più sfacciata e perversa di omosessualità è peraltro il narcisismo (del tutto naturale!).

Ci sarebbe anche da discutere sul perché la Chiesa ami additare ciò che viene supporto “contro natura” come negativo (perché, sarebbe forse naturale praticare la castità, come i dovrebbero fare i preti e le suore?). L’uomo ha sempre cercato di andare contro la natura, cioè di sfidarla, superarla. Questo senz’altro comporta problemi morali e bioetici, come nel caso delle ricerche genetiche. Del resto “il buon selvaggio” che vive nella foresta senza toccarla né domarla è morto assai prima che Rousseau nascesse. Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e (cano)scienza. Viva la scienza dunque, e il progresso tecnologico che va contro natura, se aiuta a combattere malattie, intolleranza e a conoscere il più possibile il mondo. Non me ne vogliano gli ecologisti, ma su questa terra si vive una manciata di secondi, e se il Sole si spegnerà prima del dovuto, a nessuno fregherà niente, perché sarà già morto.

Questo è il mio modestissimo parere sull’omosessualità, ma ecco, Putin lo demolirebbe dicendo che il valore della famiglia si sta estinguendo, e ciò è un male. Perché la colpa di questa svalutazione venga attribuita agli omosessuali e non alle coppie etero, che sono il vero oggetto del discorso, resta un mistero, visto che agli omosessuali generalmente non è neppure consentito di formare una famiglia!

Veniamo alla Russia: dei molti gay presenti non si può neppure parlare di fronte ai bambini- altrimenti sarebbe propaganda ai diritti degli omosessuali, il che andrebbe a rimpinguare le tasche del governo con multe fino a 15.000 euro. Come e quanto poi questa legge (con conseguenze solo civili e non penali, per fortuna) abbia ripercussioni sui chi la infrange, resta un mistero, perchè non sanno di fatto quali siano le sue concrete condizioni di applicabilità (cosa può venire definito “propaganda omosessuale?”). Più si va nei paesi, nei sobborghi, dove c’è meno cultura e apertura mentale, più l’intolleranza verso i gay peggiora. Nelle grandi città la situazione è diversa: a San Pietroburgo, per esempio, vige questa semplice regola: sii gay, ma non mostrarlo. Ostentarlo significa cercarsi rogne, rischiare botte. Meglio essere discreti, ma in questo modo è possibile vivere in pace.

A Donetsk, prima della guerra, ho avuto la fortuna di conoscere un piccolo mondo gay. Un gruppo di bei ragazzi che giravano sempre insieme; avevano un lavoro e una vita all’apparenza “etero”, perché non si può certo dirlo davanti a tutti. Mi sono prestata farmi immortalare in diverse foto “romantiche” tra gli alberi e i fiori, abbracciata ad uno di questi amici, che avrebbe poi mandato ai genitori spacciandomi per la sua fidanzata. Credevo che tutto filasse nella più quieta ipocrisia Lo credevo, finché non sono entrata al Kalifornia, un locale gay del posto. In quel sotterraneo, l'”elephant in the room”, il paradossale tabù, evidente ma indicibile, crolla. Si sfila il “velo di Maya”, la maschera ammuffita del playboy virile, e si mostra il proprio vero volto. Nelle notti al Kalifornia le bottiglie di vodka troneggiano sui tavoli ancor prima di poterle ordinare, perché non si deve sprecare tempo a pensare al “carburante”. Là sotto il desiderio non è un crimine, anzi è un crimine non desiderare. Come in un “Plastic” ucraino, molto meno inflazionato ed artefatto, si ballano canzoni pop russe ed internazionali, stando tutti in fila di fronte ad un grosso specchio, al quale ci si rimira i bicipiti e gli addominali. E’ lì, in quello scantinato buio e scabro, tra vodka e succo d’arancia (bevuta con moderazione, perché fa male alla salute e alla pelle) che si rifrangono mille anime straripanti, che non ricordano più di cosa si dovrebbero vergognare. Superati i brutti ceffi all’ingresso, tra le luci soffuse ed intermittenti, sembra di non sentire il bruciore negli occhi, perché la naturalezza e la libertà inebriano più del fumo e pulsano più dei bassi della musica pop.

Ed è lì, in quel piccolo mondo parallelo, in quel sottosuolo, che si dimentica tutto ciò che in superficie si è obbligati a nascondere. Per un attimo mi ero illusa. Mi ero illusa che a Donestk, che pure si può definire una grande città dell’Ucraina (la seconda dopo Kiev) ci fosse più tolleranza. Quando quel mio amico cui facevo da fidanzata di copertura, qualche anno dopo, mi ha rivelato che sua mamma si è sentita male ed è stata portata in ospedale dopo che lui ha fatto outing, ho capito che no. La tolleranza è ancora una chimera. C’è ancora tanta, tantissima strada da fare in quei paesi per quel che riguarda l’omofobia. In un territorio così vasto e culturalmente ricco, dove il grande Tchaikovskij era solo una delle tante celebri personalità omosessuali, questo tradizionalismo e questa chiusura verso le diversità rappresenta solo una delle tante contraddizioni che fanno della Russia un luogo così enigmatico e paradossale.

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