Deti-404: l’omosessualità in Russia

Deti-404, in russo Дети-404, (Bambini404) è il titolo di un progetto ad opera di Elena Klimova, del quale, allo Spazio Oberdan,in occasione del Milano Film Festival, hanno trasmesso ieri il documentario a cura del regista Askold Kurov. Si tratta di un video in cui più di 40 adolescenti omosessuali (molti in forma anonima, senza mostrare il volto) si raccontano ed esternano le difficoltà di vivere in Russia nella “condizione” di omosessualità. Il progetto consiste in gruppo fondato sul social network russo, Vkontakte, da Elena Klimova, in cui i giovani gay possono iscriversi, confrontarsi, esprimersi. Ho sempre pensato che i media occidentali ingigantissero la questione, ma osservare i casi concreti di bullismo, denigrazione e omofobia diffusi in tutta la Russia e le video-testimonianze di quei ragazzi mi ha fatto ricredere. La cosa più drammatica, oltre agli insulti canzonatori nelle scuole verso i giovani gay e lesbiche (con la complicità ahimè di prèsidi e professori), è la reazione dei genitori all’outing dei figli. Vengono mandati dallo psicologo perchè “malati”, oppure viene loro proibito di frequentare gli amici omosessuali. Certi meditano il suicidio. Si cerca sempre una colpa esterna ed insensata, come gli abiti maschili o le frequentazioni sbagliate. Tutto, tranne che parlare con il proprio figlio/a. Alcuni ragazzi ancora minorenni vengono cacciati di casa e sono costretti a vivere ospiti da amici, sempre in fuga e in cerca di un alloggio permanente. “A Mosca e San Pietroburgo per questi adolescenti che si ritrovano senza un soldo sulla strada c’è per fortuna la prostituzione, ma ben diversa è la realtà delle città più provinciali“- dicono alcuni ragazzi gay. Bene, direi che abbiamo toccato il fondo. Restano due alternative, a quanto pare: andare all’estero oppure restare e lottare per la causa gay, come nel caso di Elena Klimova e della sua compagna (con rischi ancora maggiori di emarginazione: dal licenziamento dal posto di lavoro, all’arresto dopo la creazione di Deti-404. La Klimova è stata poi rilasciata per assenza di elementi di propaganda omosessuale nel gruppo). Tuttavia, l’applicabilità della legge russa contro la propaganda gay resta limitata. Ci sono pochi casi di arresto, e le conseguenze sono  civili e non penali (si paga una multa, accordandosi con la polizia, come accade spesso in Russia e Ucraina). Senza contare che stabilire cosa sia “propaganda gay” è ciò che rende questa una legge fantoccio, di cui il governo stesso, fortunatamente, ignora le condizioni di applicabilità. E’ ridicolo anche solo parlare di propaganda, in quanto essere gay non è certo un “virus” trasmissibile attraverso la persuasione! Gay si nasce, non si diventa. Perciò sì, se vostro marito/moglie a 50 anni scappa con una persona dello stesso sesso, ahimè la spiegazione è che voi siete parecchio distratti e non vi siete mai accorti di inclinazioni che esistono negli esseri umani sin dalla prima adolescenza. L’opinione diffusa in Russia è che la legge sia stata promulgata a scopo di distrazione: per sviare da problemi macroscopici come la crisi, la disparità di condizioni di vita delle persone rispetto agli oligarchi. Pura forma insomma, ma la forma determina la sostanza? La gravità di una legge simile è concettuale, perchè legittima a livello istituzionale la discriminazione sessuale e rende il dialogo sull’argomento un tabù. Un simile decreto è solo la conseguenza della forte omofobia in Russia, ad esso precedente, ma che così va ad aumentare. Al contempo, d’altro canto, crea un effetto boomerang: unisce ancora di più gli omosessuali nella reazione di protesta- il gruppo Deti404 ne è l’esempio lampante.

E’davvero così critica la situazione in Russia? Ho amici gay che vivono in grandi città e svolgono una vita assolutamente normale. Vestono come vogliono, frequentano bar e club gay, hanno gruppi di amici, vivono con i loro compagni. Non hanno mai subito pestaggi, insulti o licenziamenti, perchè preferiscono non palesare le loro inclinazioni- pur senza nascondersi. La regola d’oro è: non ostentare. Vivi e lascia vivere, non andare a cercarti grane girando con i tacchi a spillo se sei un uomo, o protestando con cartelli del gay pride. C’è addirittura chi, fra i gay, sostiene che la legge contro la propaganda non sia un male assoluto, perchè “noi russi siamo estremi in tutto. Non beviamo, ci ubriachiamo fino a star male; allo stesso modo, se non ci fosse una blanda regolamentazione che limitasse il comportamento gay, per strada si vedrebbe di tutto!“. Dunque, dov’è la verità? Tra i ragazzi cacciati di casa e a cui sputano in faccia, che si vedono nel documentario, o tra quelli che ho conosciuto, e che conducono una vita tranquilla e aperta e addirittura non sono contrari alla legge anti-propaganda? Credo che in medio stia la virtus, come sempre. Un aspetto chiave del documentario è l’esser centrato su un’età specifica e drammatica già di per sè- quella dell’adolescenza- che ovviamente nel caso di un ragazzo/a gay si rivela, in Russia, devastante. Occorre filtrare alcuni aspetti enfatizzati dal documentario di protesta contro il governo di Putin, volto a mostrare l’insensatezza di una legge ridicola e retrograda che legittima l’omofobia. Va da sé che molti genitori russi si porteranno nella tomba l’omertà su questo aspetto dei loro figli, che si rifiutano di ammettere. Certe mamme attenderanno per il resto della loro vita la finta fidanzata del figlio, finché non capiranno che essere omosessuale non è un disonore. Va da sé che è inaccettabile che in un paese grande e potente come la Russia ci siano atteggiamenti tanto bigotti e retrogradi, e che il governo li incoraggi- e questo ahimè non vale soltanto per la questione gay, ma per molti altri aspetti legati ai diritti umani e alla libertà d’espressione. Che speranze ci sono per questi ragazzi? Come dice Elena Klimova, forse un giorno, nel futuro, i nostri figli e nipoti rideranno increduli del fatto che anni prima i gay venissero denigrati, così come oggi ci sorprendiamo che in America fino a 50 anni fa ci fossero i posti a parte per i neri sui mezzi pubblici. Non resta che augurarselo.

Il video di Deti404 è visibile su YouTube. Sul social network Vkontakte è possibile trovare il gruppo e sostenerlo. 

Per info sul documentario allo Spazio Oberdan, clicca qui: http://www.milanofilmfestival.it/film_2014.php?id=39966

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